mercoledì 27 aprile 2011

E FU....."LA TERRAZZA DEL GUSTO"




Questa è la mia terrazza a Massa Lubrense, precisamente nella frazione denominata Termini, il centro collinare che sorge alle falde del Monte San Costanzo.
La terrazza, infatti, è ridossata a sinistra al Monte San Costanzo, dalla caratteristica forma conica, collina più alta (m. 495) del Comune.
La denominazione attuale si deve alla costruzione sulla sua vetta di una cappella dedicata a San Costanzo, vescovo e protettore dell’ Isola di Capri, eretta intorno al 1560.
La cappella, raggiungibile attraverso dei gradoni in pietra , residui di una antica via lastricata, che alcuni storici fanno risalire alla presenza dei Greci lungo le coste di Massa Lubrense, è ancora oggi oggetto di culto da parte degli abitanti di Termini.
A nord e ad ovest, le fanno da cornice impreziosendola, le isole di Capri e Ischia. 
La scorsa estate, complice la temperatura dolce, la terrazza ha vissuto il massimo splendore e, durante una delle rare visite, dati i suoi innumerevoli impegni, che concede il noto chef partenopeo Carlo Olivari fondatore, tra l'altro, della "COOKING DIVISION", veniva definita dal pragmatico ed eclettico esperto culinario, in un unica fusione di apprezzamenti , la "Terrazza del Gusto". 
Il "Maestro" Olivari cominciava ad esaltare i nostri sensi, già inebriati da quel panorama unico, con una entusiasmante varietà di appetizer, officiando un solido legame tra prodotti tipici campani ed un Trentino Doc, dal colore rosa antico brillante, lo spumante "Ferrari Rosè".
E questo fu solo l'inizio...!!!       


lunedì 18 aprile 2011

GODIAMO DELLE LECCORNIE ..MA NON PERDIAMOLI DI VISTA

CASEIFICIO DE GREGORIO MARCELLO - Schiazzano Massa Lubrense

LA TRECCIA DI MARCELLO:
La "Treccia" è un formaggio fresco a pasta filata a forma di ciambella intrecciata.

E' uno dei prodotti tipici di Massa Lubrense la cui preparazione non si improvvisa, ma si tramanda da generazioni.
Marcello De Gregorio, non a caso, è riuscito a cristallizzare il sapore antico della treccia e, con l'aiuto di tutta la sua famiglia, tiene vivo l'incantesimo.
Marcello è un ragazzotto rustico, sempre sorridente, con le guance bianche e rosse che, quando non si dedica alla preparazione della treccia, del caciocavallo(formaggio di media stagionatura a forma di pera con piccola testina) o degli altri prodotti caseari, ama dedicarsi al suo giardino, curandolo e coccolandolo come fa con i suoi bimbi.

La treccia soffre il freddo ma la si può trovare tutto l'anno e quando bussi al caseificio, anche nelle ore del riposo pomeridiano, ti accolgono sempre con un sorriso. Si, il sorriso genuino di Marcello è contagioso.

Nei menù delle cene estive, primo passatempo dei villeggianti e che in penisola si susseguono incessantemente dalla fine di luglio ai primi giorni di settembre, la treccia è sempre l'ospite d'onore.

Anzi, in alcuni casi la treccia è addirittura la salvezza dei commensali perché, molto spesso la preparazione e la qualità dei cibi che ti propinano a queste cene lascia molto a desiderare. 

Infatti, alcune signore, che regolarmente rifuggono la cucina perché impegnate in altro,

d'estate, non so per quale arcano motivo, assurgono al grado di chef e cominciano a terrorizzare amici, parenti e malcapitati di turno.

La treccia, allora, dal centro della tavola ti rassicura, ti invoglia e ti trattiene dal fuggire via.

Può essere accompagnata dalle zucchine alla scapece, dalle melanzane a funghetti oppure dai peperoni in padella ma, a mio giudizio, il matrimonio più riuscito è quello con il pomodoro "cuore di bue" massese.









E' un pomodoro da insalata, grosso ed irregolare, con buccia sottile e liscia, dalla polpa carnosa e pochissimi semi.

Purtroppo non si acquista, perché chi lo produce si guarda bene dal venderlo, ma il contadino amico non disdegna a regalare qualche frutto, ben sapendo di condividere con voi un'emozione.

La treccia con il pomodoro potrebbe fare venire in mente "la caprese" ma quella è un'altra cosa. E' un antipasto che predilige la mozzarella di bufala campana, condito con olio sale e c'è chi ci mette l'origano.

La treccia e il pomodoro di Massa Lubrense devono consumarsi senza condimento, per poter assaporare bene il gusto delicato dell'una e la dolcezza dell'altro. 






sabato 16 aprile 2011

MANGIARE E PAPPARE A MASSA LUBRENSE

Si, mi piace cominciare proprio da qui.
Dalla cosiddetta "Terra delle Sirene", la cui rara bellezza ha dato spunto ad intrecci di mitologia storia e letteratura.
"La maggior parte degli studiosi del settore individuano nel piccolo arcipelago de Li Galli le mitologiche isole delle Sirene. C'è chi asserisce che le Sirene vissero proprio su questi scogli e chi invece identifica la terra delle Sirene con il Promontorium Minervae. I fautori di questa seconda teoria sostengono che successivamente, dopo il passaggio di Ulisse, primo mortale a resistere al loro canto, queste mitiche creature si gettarono in mare, annegarono e si tramutarono in questi scogli. Ma in Omero le Sirene sono solo due (Telxiope e Aglaofone) e gli scogli sono tre (i maggiori) e allora si dovrebbe dare ascolto a Licofrone che ne nomina tre: Partenòpe, Leucosìa e Lìgeia figlie di una musa (ma non si sa quale fra Calliope, Tersicore o Melpomene). Invece secondo la tradizione antica le Sirene erano figlie di due divinità marine: Forco e Cheto."

Su Massa Lubrense, suggestivo comune della provincia di Napoli, è stato scritto molto, anzi moltissimo. Ma non è stato scritto tutto, perché chiunque ha la fortuna di visitare la sua campagna, la sua collina ed il suo mare, racconterà di essere stato rapito da emozioni sempre diverse.
Personalmente, pur non risiedendovi stabilmente, l'ho vissuta in tutte le stagioni da quarantotto anni a questa parte, ma ogni volta che ci ritorno scopro nuovi colori, nuovi odori, nuovi sapori che riescono sempre a stupirmi e ad emozionarmi, come succedeva quando ero un bambino e di quelle sensazioni iniziavo a prendere coscienza.
In questi lidi storia, mitologia e letteratura si intrecciano anche in cucina e tante sono le prelibatezze che ancora oggi si possono gustare.
E proprio su queste leccornie mi piacerebbe soffermarmi, addentrandomi in quelle sapienti alchimie, tramandate da padre in figlio, che riescono a soddisfare anche i più esigenti, ricostruendo l'evolversi di quelle ricette che oggi ci regalano delle pietanze che rasentano la perfezione, deliziando i palati dei "mangioni".
Parlerò meno, o forse nulla, dei "Papponi" che, per i loro biechi interessi economici e la brama di "pappare" hanno, nel corso di trent'anni, violentato senza pudore il paesaggio e la sua natura(v.abusi edilizi, scarichi abusivi e quant'altro).


06/08/2010

MASSA LUBRENSE: ABUSIVISMO EDILIZIO SULL´ISOLOTTO DI EDUARDO DE FILIPPO, IL COMUNE INTERVIENE DOPO UN ANNO.

Massa Lubrense: Abusi edilizi sull’isola di De Filippo.
di Vincenzo Maresca.
Massa Lubrense. Lo scandalo dell’abusivismo edilizio non risparmia nemmeno l’isola appartenuta al grande maestro della scena Eduardo De Filippo, l’isolotto d’Isca che dalla penisola sorrentina si affaccia sul versante salernitano a metà strada tra la baia di Recommone e l’insenatura del fiordo di Crapolla, in area paesaggistica vincolata, all’interno della riserva marina protetta di Punta Campanella. Sono stati gli uomini del commissariato di Sorrento coordinati dal vicequestore Antonio Galante in una operazione congiunta con i militari della guardia costiera della capitaneria di porto di Castellammare di Stabia coordinati dal comandante Demetrio Antonio Raffa a portare allo scoperto una serie di interventi di ristrutturazione delle aree già edificate che occupano il famoso isolotto. Battuta l’intera superficie di oltre 20mila metri quadrati gli inquirenti con l’ausilio di personale dell’ufficio tecnico del Comune di Massa Lubrense e della polizia scientifica hanno riscontrato evidenti difformità tra le opere in corso di edificazione e quanto previsto dalla documentazione grafica protocollata presso l’ente comunale ed autorizzata dalla Soprintendenza ai Beni Architettonici per l’alto valore ambientale che riveste uno storico isolotto inserito nella geografia della riserva marina e dove ritrovamenti archeologici dimostrano con evidenza che fu edificata in epoca romana una villa che comprendeva due ninfei ricavati in grotte naturali. Scontata la denuncia alla procura oplontina per il reato di violazione urbanistica ed ambientale del proprietario degli immobili presenti sull’isolotto d’Isca, del direttore dei lavori, noto professionista sorrentino, della impresa esecutrice delle opere di Sant’Agata sui due Golfi di Massa Lubrense. La villa, appartenuta ad Eduardo De Filippo in seguito all’acquisto dell’intero isolotto che era di proprietà di Vittorio Astarita figlio di un banchiere di Massa Lubrense, con le relative pertinenze è stata posta sotto sequestro ed affidata in custodia giudiziaria al custode che vive sull’isolotto. Tra le discordanze più evidenti, in una attività di ristrutturazione edilizia che sull’isolotto d’Isca procedeva da circa un anno, la nascita di solai di copertura per una superficie di oltre 200 metri quadrati con un intervento privo di concessione rilasciata dagli enti di competenza ed il conseguente sequestro dell’area di cantiere interessata dall’abuso da parte degli investigatori. Ulteriore dossier fotografico è stato consegnato alla Procura della Repubblica di Torre Annunziata per il successivo vaglio di situazioni di carattere edilizio dal dubbio profilo per quanto riguarda la legittimità delle opere. In particolare gli uomini coordinati dal vicequestore Antonio Galante hanno riscontrato ammassi di materiale proveniente da scavi utilizzati per livellare ulteriori zone di terreno e comunque non trattati in maniera idonea per il conseguente smaltimento. Modificata anche la pedana di accesso all’isolotto che appare di superficie maggiore rispetto alle autorizzazioni rilasciate dagli enti preposti e comunque visibilmente diversa a fronte del moderno attracco rifatto all’epoca dall’ingegnere Pacifico sotto la supervisione di Eduardo De Filippo che aveva richiesto un molo piccolissimo alto circa un metro collegato alla costruzione da una scalinata di mattoni rossi.

giovedì 14 aprile 2011

QUANDO SI DICE ....MANGIARE COMODAMENTE!



Che libidine.....!  No, no ..non è feticismo.
E' l'idea di un cioccolataio di Amsterdam per ammaliare i golosi.
Cioccolato, caramelle e bonbon sono sempre presentati in belle confezioni, ma una specialità veramente unica è il cioccolato in granella che, non a caso, decora quelle scarpette.
Inoltre, la cioccolata calda con panna è una
tradizione invernale tipica dell’Olanda.
Ti ricarica davvero dopo una camminata. Durante l’estate lo trovi ugualmente in quasi tutti i bar, ma viene preparato con delle bustine quindi non è ugualmente tradizionale e non è granché buono....


La cioccolata si mangia o si pappa???

mercoledì 13 aprile 2011

MA E' NORMALE?

Se è vero che noi siamo ciò che mangiamo,
mi viene spontaneo chiedere: se mangio la pizza
"Ruby", invitano anche me a palazzo
Grazioli????


A mio parere chi ha creato questa pizza
non è capace di fare una vera pizza.
Sono sicuro, però, che una tale presentazione
riempie un locale di Papponi doc.
Nuove ricette: "PIZZA RUBY"

DI COSA STIAMO PARLANDO??


MANGIARE: Mettere in bocca, masticare e inghiottire un alimento, per nutrirsi.

PAPPARE: Mangiare qualcosa in abbondanza e con ingordigia. Ma anche accaparrarsi qualcosa in maniera illecita.

Vorrei quindi partire da questi due verbi, dalle similitudini inquietanti, e vedere dove si andrà a finire.

Infatti, come ebbe a scrivere un illustre accademico, "L'Italia è stata fatta anche in cucina, tra un piatto di pasta e una spremuta di agrumi. Lo documentano i sapidi telegrammi inviati da Camillo Benso conte di Cavour nell' anno più fortunato per la storia patria. «Le arance sono sulla nostra tavola e stiamo per mangiarle. Per i maccheroni bisogna aspettare perché non sono ancora cotti», scrive nel luglio del 1860, alludendo alla Sicilia già occupata dai garibaldini che ora marciano verso il continente. L'attesa si protrae per oltre un mese, fino al 7 settembre, quando Garibaldi entra vittorioso a Napoli.«I maccheroni sono cotti e noi li mangeremo», pregusta Cavour con l'ambasciatore piemontese a Parigi." .